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Come santo Francesco e frate Masseo il
pane ch’aveano accattato puosono in su una pietra allato
a una fonte, e santo Francesco lodò molto la povertà.
Poi pregò Iddio e santo Pietro e santo Paulo che gli
mettesse in amore la santa pavertà, e come gli apparve
santo Pietro e santo Paulo.
l maraviglioso servo e seguitatore di Cristo, cioè
messere santo Francesco, per conformarsi perfettamente a Cristo
in ogni cosa, il quale, secondo che dice il Vangelo, mandò
li suoi discepoli a due a due a tutte quelle città
e luoghi dov’elli dovea andare; da poi che ad esempio
di Cristo egli ebbe ragunati dodici compagni, sì li
mandò per lo mondo a predicare a due a due. E per dare
loro esempio di vera obbidienza, egli in prima incominciò
a fare, che ‘nsegnare. Onde avendo assegnato a’
compagni l’altre parti del mondo, egli prendendo frate
Masseo per compagno prese il cammino verso la provincia di
Francia. E pervenendo un dì a una villa assai affamati,
andarono, secondo la Regola, mendicando del pane per l’amore
di Dio; e santo Francesco andò per una centrada, e
frate Masseo per un’altra. Ma imperò che santo
Francesco era uomo troppo disprezzato e piccolo di corpo,
e perciò era riputato un vile poverello da chi non
lo conosceva, non accattò se non parecchi bocconi e
pezzuoli di pane secco; ma frate Masseo, imperò che
era uomo grande e bello del corpo, sì gli furono dati
buoni pezzi e grandi e assai e del pane intero.
Accattato ch’egli ebbono, sì si raccolsono insieme
fuori della villa in uno luogo per mangiare, dov’era
una bella fonte, e allato avea una bella pietra larga, sopra
la quale ciascuno puose tutte le limosine ch’avea accattate.
E vedendo santo Francesco che li pezzi del pane di frate Masseo
erano più e più belli e più grandi che
li suoi, fece grandissima allegrezza e disse così:
«O frate Masseo, noi non siamo degni di così
grande tesoro». E ripetendo queste parole più
volte, rispose frate Masseo: «Padre, come si può
chiamare tesoro, dov’è tanta povertà e
mancamento di quelle cose che bisognano? Qui non è
tovaglia, né coltello, né taglieri, né
scodelle, né casa, né mensa, né fante,
né fancella». Disse santo Francesco: «E
questo è quello che io riputo grande tesoro, dove non
è cosa veruna apparecchiata per industria umana; ma
ciò che ci è, è apparecchiato dalla provvidenza
divina, siccome si vede manifestamente nel pane accattato,
nella mensa della pietra così bella, e nella fonte
così chiara. E però io voglio che ‘l tesoro
della santa povertà così nobile, il quale ha
per servidore Iddio, ci faccia amare con tutto il cuore».
E dette queste parole, e fatta orazione e presa la refezione
corporale di questi pezzi del pane e di quella acqua, si levarono
per camminare in Francia.
E giungendo ad una chiesa, disse santo Francesco al compagno:
«Entriamo in questa chiesa ad orare». E vassene
santo Francesco dietro all’altare, e puosesi in orazione,
e in quella orazione ricevette dalla divina visitazione sì
eccessivo fervore, il quale infiammò sì fattamente
l’anima sua ad amore della santa povertà, che
tra per lo colore della faccia e per lo nuovo isbadigliare
della bocca parea che gittasse fiamme d’amore. E venendo
così infocato al compagno, sì gli disse: «A,
A, A, trate Masseo, dammi te medesimo». E così
disse tre volte, e nella terza volta santo Francesco levò
col fiato frate Masseo in aria, e gittollo dinanzi a sé
per ispazio d’una grande asta; di che esso frate Masseo
ebbe grandissimo stupore. Recitò poi alli compagni
che in quello levare e sospignere col fiato, il quale gli
fece santo Francesco, egli sentì tanta dolcezza d’animo
e consolazione dello Spirito Santo, che mai in vita sua non
ne sentì tanta. E fatto questo disse santo Francesco:
«Compagno mio carissimo, andiamo a santo Pietro e a
santo Paulo, e preghiamoli ch’eglino c’insegnino
e aiutino a possedere il tesoro ismisurato della santissima
povertà; imperò ch’ella è tesoro
si degnissimo e sì divino, che noi non siamo degni
di possederlo nelli nostri vasi vilissimi; con ciò
sia cosa che questa sia quella virtù celestiale, per
la quale tutte le cose terrene e transitorie si calcano, e
per la quale ogni impaccio si toglie dinanzi all’anima,
acciò ch’ella si possa liberamente congiungere
con Dio eterno. Questa è quella virtù la quale
fa l’anima, ancor posta in terra, conversare in cielo
con gli Agnoli. Questa è quella ch’accompagnò
Cristo in sulla croce; con Cristo fu soppellita, con Cristo
resuscitò, con Cristo salì in cielo; la quale
eziandio in questa vita concede all’anime, che di lei
innamorano, agevolezza di volare in cielo; con ciò
sia cosa ch’ella guardi l’armi della vera umiltà
e carità. E però preghiamo li santissimi Apostoli
di Cristo, li quali furono perfetti amatori di questa perla
evangelica, che ci accattino questa grazia dal nostro Signore
Gesù Cristo, che per la sua santissima misericordia
ci conceda di meritare d’essere veri amatori, osservatori
ed umili discepoli della preziosissima, amatissima ed evangelica
povertà».
E in questo parlare giunsono a Roma, ed entrarono nella chiesa
di santo Pietro; e santo Francesco si puose in orazione in
uno cantuccio della chiesa, e frate Masseo nell’altro.
E stando lungamente in orazione con molte lagrime e divozione,
apparvono a santo Francesco li santissimi apostoli Pietro
e Paulo con grande splendore, e dissono: «Imperò
che tu addimandi e disideri di osservare quello che Cristo
e li santi Apostoli osservarono, il nostro Signore Gesù
Cristo ci manda a te annunziarti che la tua orazione è
esaudita, ed ètti conceduto da Dio a te e a’
tuoi seguaci perfettissimamente il tesoro della santissima
povertà. E ancora da sua parte ti diciamo, che qualunque
a tuo esempio seguiterà perfettamente questo disiderio,
egli è sicuro della beatitudine di vita eterna; e tu
e tutti li tuoi seguaci sarete da Dio benedetti». E
dette queste parole disparvono, lasciando santo Francesco
pieno di consolazione. Il quale si levò dalla orazione
e ritornò al suo compagno e domandollo se Iddio gli
avea rivelato nulla; ed egli rispuose che no. Allora santo
Francesco sì gli disse come li santi Apostoli gli erano
appariti e quello che gli aveano rivelato. Di che ciascuno
pieno di letizia diterminarono di tornare nella valle di Spulito,
lasciando l’andare in Francia.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.
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